martedì 29 luglio 2014

Sette note in nero

Mi sposai giovane, e fui felice di trovare in mia moglie una indole congeniale alla mia. Osservando la mia predilezione per gli animali domestici, non perdeva occasione di procurarmi quelli delle specie più piacevoli. Avevamo uccelli, pesci dorati, un bellissimo cane, conigli, una scimmietta e un gatto.

Tutto iniziò nel 1843, quando un ispirato scrittore americano diede alla luce un racconto che, seppur nella sua brevità e nella semplicità del suo intreccio, sarebbe stato destinato a diventare uno dei capisaldi assoluti della letteratura horror di tutti i tempi. L’idea di base era molto semplice: sfruttare quell’antichissima leggenda che vede i gatti neri portatori di sventura, una leggenda che, tramandata di epoca in epoca, non poteva non essere giunta alle orecchie del nostro scrittore. Sulle origini del misterioso potere attribuito ai gatti neri si potrebbero spendere pagine e pagine ma, in questa sede, basti sapere che tutto è da ricondursi alla civiltà dell’antico Egitto, la più remota testimone della convivenza tra uomini e gatti (agli antichi egizi si devono le prime immagini funerarie di gatti nonché le prime iscrizioni a loro dedicate nelle piramidi). Legati alla dea Iside, regina della notte, i gatti neri vennero quindi associati al concetto di oscurità, il che li portò, con un breve passo, a divenire, come quest’ultima, sinonimo di paura. I secoli non fecero altro che amplificare questa associazione, fino a toccare l’apice durante gli anni bui dell’Inquisizione, quando migliaia di gatti neri vennero perseguitati e messi al rogo per le loro supposte connotazioni maligne. 

sabato 12 luglio 2014

Il prato macchiato di rosso

Davvero singolare questo “Il prato macchiato di rosso”, film horror italiano diretto nel 1972 dal semisconosciuto regista piemontese Riccardo Ghione (su di lui non esiste nemmeno una pagina di wikipedia).
Opportunamente realizzato sulla scia del capolavoro di Riccardo FarinaHanno cambiato faccia” (1971), già recensito diverso tempo fa sul mio blog gemello, “Il prato macchiato di rosso” tenta, come il suo predecessore, di inserire dei forti temi di critica sociale in un contesto giallo-horror, facendo leva sul fatto che la combinazione dei due elementi, a quell’epoca, non poteva che portare ad un prevedibile successo.
Al contrario “Il prato macchiato di rosso”, deriso e sbeffeggiato al suo debutto, finirà impietosamente per allungare l’enorme  lista dei tanti film invisibili di cui è pieno il mondo, regalando al suo regista, come ciliegina sulla torta, il non invidiabile titolo di “Ed Wood italiano”.
Il film uscì in anteprima sul grande schermo nel 1973, presentato in un'unica sala in quel di Fiorenzuola d’Adda, la città piacentina che fu in gran parte teatro delle riprese. Dopo quella prima proiezione, il film scomparve misteriosamente. Per anni lo si ritenne addirittura definitivamente perduto fino a quando, solo pochi anni fa, la CineKult di Manlio Gomarasca non riuscì a disseppellirne una copia, a restaurarla in maniera certosina e a riconsegnarcela splendente come un tempo in un DVD ricco di extra.

lunedì 30 giugno 2014

Un'estate di terrore

Stavo giustappunto ca##eggiando su e giu' per il centro di Pigadia, capoluogo di questa incredibile Karpathos, dove sto smaltendo le fatiche dell'inverno, quando la visione di quest'internet cafe' non ha saputo lasciarmi indifferente.
E cosi' eccomi qui, a tamburellare su una tastiera greca dove mancano le vocali accentate e i tasti sono posizionati in angoli che non avrei mai detto. Il bello e' che ci sono anche le lettere greche su questa tastiera greca. Incredibile, no? 

Interrompo brevemente le mie vacanze per informarvi di un evento che sta per iniziare nella blogosfera, una piccola notizia che evidentemente non puo' attendere di essere diffusa, visto che stiamo parlando di domani.
Un gruppo di nostalgici blogger cinefili ha deciso di rilanciare un appuntamento che molti di voi forse ricorderanno, quello della "Notte Horror", quel mitico appuntamento televisivo che, negli anni Novanta (o giu' di li') tutti i martedi' sera su Italia1 costringeva noi appassionati a rimanere appiccicati allo schermo.
Quelle notti horror appartengono ormai al passato, ma nella calura di questa estate 2014 rivivranno, almeno in parte, su questo e altri blog.

Qui a lato potete consultare la locandina del programma che ci accompagnera' fino all'inizio di settembre. Il sottoscritto partecipa addirittura con tre film, due qui su "Obsploitation", due sul fratello maggiore "Obsidian Mirror".
Il primo appuntamento e' gia' per domani sera alle 21 sul blog "Il giorno degli zombi" e, a seguire, alle 23, sul blog "Non c'e' paragone". Vi rimando da loro per il momento. Ora vado a riprendere quello che stavo facendo, vale a dire spiaggiarmi.

A presto!

domenica 22 giugno 2014

Il medaglione insanguinato

Spoletium, 241 a.C.: sulle pendici del Monteluco, presso una curva del torrente Tessino, affluente del Maroggia, in posizione assai ridente per la chiostra di montagne verdeggianti che le fanno corona, un insediamento, le cui origini affondano nella preistoria, diviene colonia romana. Spoletium, 571 d.C.: strappata dai longobardi al dominio bizantino, la città diviene sede di un vasto e potente ducato. Spoletium, 1155 d.C.: la città, ancor florida e potente sebbene il ducato si avviasse alla decadenza, viene assalita e distrutta da Federico Barbarossa. Spoletium, 1775 d.C.: una bambina scompare in circostanze misteriose mentre, in quello stesso istante, un quadro appare improvvisamente su una delle pareti del soggiorno di una villa fuori città. Per entrambi gli avvenimenti, apparentemente slegati tra di loro, non viene trovata alcuna spiegazione. Resta indiscutibile la straordinaria somiglianza tra la bambina scomparsa e una figura al centro del dipinto. Spoleto 1975 d.C.: la città presenta un aspetto vetusto, con i suoi numerosi edifici medievali e del Rinascimento, le vie strette e tortuose, spesso a cordonata, e i numerosi cavalcavia. Il quadro è allo studio degli esperti. Una figura in bianco, apparentemente una bambina, cerca di sfuggire terrorizzata ad un gruppo di persone (contadini?) armate di falci e bastoni. Il suo sguardo è rivolto verso l’alto, in direzione di una seconda figura femminile, adulta, che precipita nel vuoto circondata dalle fiamme. Sovrasta l’intera scena una figura demoniaca, che si staglia, appena distinguibile se non fosse per il suo colore rosso fuoco, sulle nuvole sullo sfondo. Spoleto 1975 d.C.: il regista Massimo Dallamano presenta il suo ultimo film, “Il medaglione insanguinato”, la storia di un documentarista britannico, interprato da Richard Johnson, inviato nella città umbra dalla BBC per una ricerca sull’iconografia demoniaca. Egli si troverà a dover far luce sulla vicenda di un misterioso dipinto apparso misteriosamente in quei luoghi due secoli prima.

martedì 10 giugno 2014

Il cittadino si ribella

Mentre parlavi pensavo che mio padre è morto per niente. C’eri anche tu quando scrisse quel manifesto che incitava gli italiani a ribellarsi ai tedeschi. La pensavi come lui allora. E adesso che fai? Ti sei cucito la bocca e inghiotti il rospo come fanno tutti. Sai cosa mi ha scritto mio padre prima che lo fucilassero? “Per essere libero, ricordati, devi imparare a ribellarti. E se le leggi sono ingiuste non è solo tuo diritto, ma tuo dovere disubbidirle.”
A distanza di un paio di mesi torniamo a parlare di poliziottesco su Obsploitation, e lo facciamo tirando in ballo uno dei più grandi registi del genere, vale a dire il mitico Enzo G. Castellari, autore di pellicole ormai elevate a stato di cult quali “La polizia incrimina, la legge assolve” (1973) e il qui presente “Il cittadino si ribella” (1974). Non è tuttavia il poliziottesco il genere per cui forse la maggior parte degli appassionati di cinema delle nuove generazioni conoscono Enzo G. Castellari. Sebbene infatti il regista romano sia stato uno dei nostri maggiori talenti nei decenni Settanta e Ottanta, il suo nome ritornò in auge solo pochi anni fa grazie alla pubblicità che ne fece Quentin Tarantino, il quale, presentando al Festival di Cannes il suo “Bastardi senza gloria” (Inglourious Basterds, 2009), non poté esimersi dal citare il nostro come fonte assoluta d’ispirazione. A beneficio di coloro a cui fosse sfuggito, “Bastardi senza gloria” altro non è che il titolo di produzione del film che Castellari avrebbe in seguito portato nelle sale italiane con il titolo di “Quel maledetto treno blindato” (1978),  ma che a livello internazionale mantenne invece la denominazione originale (Inglourious Basterds, appunto). Potrei stare qui giorni interi a parlare di Enzo G. Castellari e delle sue opere ma, vista la sua monumentale filmografia, così ricca di figate, credo che avrò l’occasione altre volte in futuro di tornare a parlarne qui su Obsploitation.

sabato 3 maggio 2014

Obsploitation for dummies #1

Prima o poi doveva capitare il momento per Obsploitation di mettersi a parlare di argomenti che poco o niente hanno a che vedere con il cinema. Questo è infatti uno di quei post, lo vedrete, dove mi perderò in chiacchiere e, visto che sicuramente altri ne verranno prima o poi, ho pensato bene di creare una rubrica apposita, sotto il cui comun denominatore riunire tutti i miei vaneggiamenti presenti e futuri. Vi presento quindi il primo numero di “Obsploitation for dummies”, con il quale mi svesto per un attimo la maschera da cinefilo e ne approfitto per soddisfare le curiosità di Ivano Landi che qualche giorno fa mi ha insignito dell’ambito Liebster Award, un premio che si ripropone con innaturale puntualità ogni anno con il fiorire della primavera. Nel 2012 e nel 2013 era stato il mio blog ammiraglio, The Obsidian Mirror, a riceverlo. Quest’anno invece, a dispetto di qualsiasi pronostico, il Liebster Award sbarca su Obsploitation. Una sorpresa davvero inaspettata visto che Obsploitation, oltre ad essere on-air solo da pochi mesi, è un blog che contiene per ora solo cinque miseri post (oltre a quello introduttivo). Così pochi post e nonostante ciò già il primo riconoscimento pubblico. Ringrazio di cuore Ivano per il pensiero. Obsploitaion per la prima volta (quasi) si commuove.
L’origine del Liebster, nonostante le mie ricerche in rete, sembra perdersi nella notte dei tempi. Anche il suo stesso nome pare sia un mistero fittissimo. Un mistero che mi piacerebbe qualcuno potesse spiegare,  visto che a me “Liebster” ricorda tanto, non so perché, la marca di un dado per fare il brodo. Quella che invece è palese è la natura del Liebster, dietro il cui appellativo “Award” si cela uno dei più temuti e famigerati “meme” della blogosfera.

martedì 22 aprile 2014

Patrick

Mi sono improvvisamente reso conto che è da un mese che non aggiorno questo blog. Il fatto è che tutte le mie energie sono assorbite dallo “Speciale Phantasm”, la serie di articoli dedicati alla serie cult di Don Coscarelli, che sto portando avanti proprio di questi tempi su The Obsidian Mirror.
È vero che Obsploitation, per questioni spaziotemporali, avrebbe dovuto essere nei miei propositi un blog da uno o due post al mese, ma è anche vero che un vuoto così prolungato rischia di tarpare le ali alla nuova creatura proprio in questa, delicatissima, fase di start-up.
Sulla base di questa premessa, ho deciso quindi di interrompere il silenzio riproponendo un post che era già apparso su The Obsidian Mirror all’inizio del 2012, un post che a ben guardare ha più senso inserire di qua che non di là.
Mi sono subito reso conto che questo piccolo stratagemma, se così possiamo chiamarlo, non funziona un granché bene: in due anni il mio modo di fare blogging è decisamente cambiato, forse è maturato o forse è il suo contrario, e un semplice copia e incolla di un post non riesce a soddisfarmi. In altre parole, sebbene stia cercando di mantenerne la struttura originale, non vedo altra possibilità che rimetterci ampiamente mano.